Un incontro incompiuto

Franco Dugo

 

A301a
Lenda indigena, 1957 [301] Leggenda indigena Acquaforte mm 300×275
Conobbi Hans Steiner casualmente nella primavera del 1968. Con l’amico Dario stavo attraversando la galleria sotto la Cassa di Risparmio e, passando davanti alla sala della Pro Loco, vedemmo che all’interno c’era molta gente. Sulla locandina all’entrata era scritto “Hans Steiner – Rio, incisioni”. Incuriositi da quel nome entrammo e la vista di quelle opere grafiche provocò in me un’emozione fortissima, la sensazione era quella di essere entrato in un altro mondo. Allora, il mondo della calcografia mi era totalmente sconosciuto, non capivo come erano eseguite quelle immagini, quale tecnica era stata usata per realizzarle, come erano fatte quelle sfumature di colore che le rendevano così affascinanti. Sentivo che quello che vedevo era quello che avrei voluto fare e che quel mondo dovevo conoscerlo. Lo dissi a Dario, che si era accorto del mio stato d’animo; era il mio migliore amico, ci conoscevamo fin dalle elementari e sapeva del mio desiderio di fare l’artista, del mio rammarico per non aver potuto frequentare l’Istituto d’Arte. Ammirava la mia capacità nel disegnare e mi spronava sempre a dipingere. Sei anni prima, a casa sua, avevo fatto il mio primo quadro ad olio, il suo ritratto. Colori e tela me li prestò lui che si dilettava a dipingere ed era convinto che un giorno sarei riuscito a diventare un artista.
Mentre ero travolto da quelle sensazioni, ci accorgemmo che, in fondo alla sala, un uomo stava conversando con diverse persone. Immaginammo che fosse l’artista e Dario mi disse di andare a parlare con lui, di porgli direttamente le domande che mi assillavano. Io non trovavo il coraggio di fare quel passo, non sapevo come presentarmi, mi sentivo ignorante e pieno di soggezione di fronte alla persona che aveva fatto tutte quelle stupende opere ma, allo stesso tempo, era molto forte il desiderio di conoscerlo, di sentire la sua voce, di esprimergli tutta la mia ammirazione. Pressato dalle insistenze del mio amico mi decisi e, aspettato un momento favorevole, mi presentai intimidito. Non era molto alto, la fronte ampia e spaziosa, la testa quasi del tutto calva, il viso magro e ossuto, gli zigomi alti, le guance scavate e ben rasate, le labbra sottili, le sopracciglia folte e scure, gli occhi penetranti ma quieti, la carnagione bruna di uno che è stato molto all’aria aperta e sotto il sole, l’espressione un po’ severa ma tranquilla. Indossava un abito grigio, camicia bianca e cravatta su un corpo asciutto e forte. Si rese conto subito del mio imbarazzo e, con molta gentilezza e disponibilità, si apprestò a rispondere alle mie domande. Ebbi subito la sensazione che gli faceva piacere parlare del suo lavoro.

Testo completo di Franco Dugo pubblicato in HANS Steiner Rio. Il segno ritrovato.

[Catalogo disponibilie in mostra dall’8 settembre 2016]