Uno sguardo fermo e partecipe

Giancarlo Pauletto

A170
Interior da mata / Interno di foresta, 1947 [170]  Puntasecca mm 177×235

Ho riletto, prima di accingermi a scrivere, quanto su Hans Steiner avevo già pubblicato nel maggio del 1973, dunque più di quarant’anni fa. L’incisore aveva presentato una sua personale presso la galleria Sagittaria di Pordenone, e io l’avevo recensita su un periodico che cercava allora di seguire – con molta buona volontà e nei limiti del possibile – quel che accadeva nell’ambito delle arti figurative in Friuli Venezia Giulia. Devo dire che, a parte qualche ingenuità, non ho molto da rimproverarmi su quanto allora scrissi, visto che da un lato riconoscevo, di Steiner, tutta la capacità tecnica, un mestiere insomma raffinato e completo, dall’altro davo, del suo lavoro, un’interpretazione complessivamente “umanistica”, affermando che quella capacità non era fine a se stessa, ma al servizio di un tema preciso, l’uomo, “sia che esso appaia esplicitamente nell’opera, sia che la sua presenza venga sottintesa”; e che si trattava di un uomo “visto in paradigma, metafisicamente” perché “per l’europeo Steiner il problema non è evidentemente quello di indagare le diversità esistenti tra cultura ‘civilizzata’ europea e cultura ‘primitiva’ del Mato Grosso… l’uomo è sostanzialmente uguale a se stesso dovunque si trovi, si accetta o si rifiuta così com’è. Steiner lo accetta… nella consapevolezza, direi leopardiana, che unica è la [sua] lotta nella storia, quella per una sopravvivenza che ha bisogno della collaborazione di tutti – con i sottintesi sociali impliciti in questa idea – per realizzarsi in modi sempre più accettabili ed ‘umani’ ”.
Oggi credo di non poter far altro che confermare quell’antica posizione, solo spero con maggior completezza e precisione, avendo potuto esaminare con molta attenzione circa trecento incisioni di Steiner, e non sotto vetro, ma passandole tra le mani, sentendo la consistenza della carta, osservandone da vicino, con rinnovata e aumentata meraviglia, la straordinaria raffinatezza di particolari, e la saldezza di composizione per nulla messa in dubbio dalla nitidissima pulizia narrativa.

Testo di Giancarlo Pauletto tratto da HANS Steiner Rio. Il segno ritrovato.

[Catalogo disponibilie in mostra dall’8 settembre 2016]